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EMANUELE CANONICA
Nato il 7 gennaio 1971 a Moncalieri (TO)
Residenza: Pavia
Altezza: 165 cm (5 ft 2 in)
Peso: 83 kg (13 st 2 lb)
Sposato con Antonella il 27 marzo 2000
Interessi: pesca
   
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  Come si diventa il giocatore più lungo del Tour europeo? Questa domanda Emanuele Canonica se l’è sentita fare tante volte, da quando – nel 1998 – ha cominciato a dominare la statistica della driving distance con una media di 295,3 yard (270 metri), poco più di Tiger Woods (293,1 yard, 268 metri) e poco meno di John Daly (305,6 yard, 279,4 metri).

Ma la sua fama di picchiatore si sparse ancora prima, durante l’Open di Spagna del ’96, quando la notizia di un suo drive mostruoso di 455 yard (416 metri!) fece rapidamente il giro dei media internazionali. “Avevo il vento a favore e la buca è in discesa”, aveva spiegato, quasi giustificandosi. Ma tant’è, da allora “cannonball” (palla di cannone) e “pocket rocket” (razzo tascabile - riferito anche alla sua statura, 1,65 m) sono i soprannomi con i quali è conosciuto nel Tour.

In realtà Peppo – il suo diminutivo – non può dare una spiegazione scientifica di questa sua straordinaria potenza se non rifacendosi alla sua naturale scioltezza che gli permette di sfruttare al meglio la sua forza scaricandola sulla pallina; e soprattutto non è la qualità per la quale preferisce essere ricordato: perché è pur vero che nel golf la lunghezza è un fattore importante oltre che spettacolare, ma – come ha affermato in più di un’intervista - “è meglio essere conosciuti per i risultati ottenuti”.

Peppo è davvero cresciuto a pane e golf, come i suoi quattro fratelli – due dei quali sono insegnanti.
Una passione trasmessa loro dal padre Dino, maestro titolare al Golf Club Stupinigi (Torino), uno dei migliori giocatori italiani degli anni ’60 che sul campo - come nella vita - ha sempre dimostrato una personalità fantasiosa e carismatica.

Un po’ alla Severiano Ballesteros, insomma, e anche se non ha mai vinto il British Open o il Masters, ha nel suo palmarès due Campionati Omnium (1966 e ’72) e un Campionato della Pga italiana, di cui è stato presidente per diversi anni.

Peppo – il quartogenito - ha imparato a giocare poco dopo aver imparato a camminare, e il golf è subito diventato il suo sport preferito, anche se per qualche anno nella sua vita di ragazzino c’è stato spazio anche per il calcio.

I suoi successi a livello amatoriale non si sono fatti attendere: è entrato a far parte della nazionale azzurra nel 1987 insieme a una nidiata di colleghi che come lui hanno scelto la strada del professionismo. Una carriera durata circa cinque anni, culminata con lo scudetto nel campionato nazionale juniores 1990 e soprattutto con l’oro negli Europei a squadre, categoria Youths’, nel ’90, e l’argento negli Europei a squadre categoria assoluta nel ’91. A fine di quell’anno, il passaggio al professionismo.

Dopo i primi anni di gavetta da professionista, nel 1994 il suo gioco comincia a maturare, vince l’ordine di merito italiano under 30 e a fine anno ottiene il primo riconoscimento: alla Qualifying School si piazza al 24° posto e si guadagna l’accesso al Tour europeo per l’anno seguente. È una bella iniezione di fiducia, più ancora del 6° posto nel Memorial Barras in Svizzera o del 2° nel Campionato della Pga italiana.

Nel 1995 l’Open d’Italia giocato al Golf Club Le Rovedine (vinto da Sam Torrance) gli dà modo di farsi conoscere a livello internazionale: finisce la gara al 3° posto pari merito con Costantino Rocca, che all’epoca doveva ancora vivere i momenti più belli della sua carriera ma che già era il migliore giocatore italiano di tutti i tempi. E Peppo viene subito indicato quale suo degno erede e successore.

Alla fine del 1996 partecipa alla Dunhill Cup – torneo a squadre per nazioni - battendo il mancino americano Phil Mickelson, allora numero 1 nel Pga Tour. Alla fine dell’anno Peppo decide di affidarsi all'occhio esperto del maestro Giorgio Bordoni, per migliorare e affinare la propria tecnica: inizia così un sodalizio solido e duraturo, un rapporto di reciproca stima e amicizia che, ben presto darà i propri frutti.

 
 
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