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Emanuele Canonica: un italiano in America
  Articolo pubblicato su
Il Giornale del Golf
(Aprile-Maggio 2001)
 
Da dilettante azzurro a professionista, Peppo ha percorso una strada tortuosa che lo ha portato a diventare il miglior professionista italiano, primo fra tutti a ottenere la carta per giocare nel massimo Tour mondiale

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di Maria Pia Gennaro
 
Settembre 2000. Tee di partenza di una Pro Am che abitualmente fa da contorno agli open piu’ prestigiosi.
Un capannello di persone e’ assiepato intorno al tee della 10 dal quale sta per partire Emanuele Canonica , in squadra con alcuni vip.
Mancano pochissimi minuti e Peppo, in trepidante attesa dell’arrivo del suo caddie, decide di non attendere oltre e chiede, ai professionisti i allenamento sul vicino putting-green, se qualcuno avesse potuto dargli il proprio.

Il capitano di Ryder Cup, Sam Torrance, che non partecipava alla Pro Am, acconsente a prestargli il proprio portabastoni. L’uomo sale sul tee, prende la sacca, confabula con Canonica e lo starter indica che e’ arrivata l’ora della partenza.

Il nostro giocatore, gia’ sciolto dalla pratica precedente, “esplode” in uno dei suoi caratteristici lunghissimi drive con la palla che sembra non raggiungere mai l’apice di volo. Occhi stupiti del pubblico e applauso scrosciante.
Con l’imperturbabilita’ tipica della razza britannica il caddie non muove un sopracciglio, ma si avvicina al campione, gli batte una mano sulla spalla e si complimenta amodo suo:”Ehi ragazzo, io non vado cosi’ lontano nemmeno in vacanza” Canonica e’ cosi’: un giocatore dotato di una potenza raramente eguagliabile – Woods, Daly, Scott e pochissimi altri sono al suo livello. Ma non e’ solo dinamite nelle braccia: ora e’ cervello, tattica di gioco e immensa fiducia nelle proprie possibilita’.

La potenza gli e’ stata certamente di aiuto anche dal punto di vista della fama: quando arrivo’ negli States per la disputa degli ultimi sei giri prima di conquistare la carta per il PGA Tour, in sala stampa erano gia’ pronte le sue schede tecniche, nelle quali erano messe in particolare risalto le due vittorie negli ultimi due anni, della speciale classifica come giocatore dell’European Tour con la media piu’ alta di drive.

Certamente le intemperanze giovanili dovute al suo carattere impetuoso hanno influito sul pubblico che ha capito tardi le sue immense capacita’.
Ma lui, come una formica, risultato dopo risultato, ha saputo conquistarsi la fiducia e, soprattutto l’amore degli appassionati che, ora, con lui soffrono, palpitano e tifano disperatamente quando lo vedono calpestare la stessa erba del mito Tiger Woods e lo vedono competere con lui ad armi quasi pari come e’ successo nel Nissan Open.

Molti hanno letto delle sue imprese, ma pochi hanno avuto la fortuna di emozionarsi quando hanno capito che, dopo tre giri impeccabili nella pioggia californiana, Peppo si stava avvicinando allo spareggio: mai accaduto nulla di simile ad un italiano!
Si, tutti noi ricordiamo il Master del 97’ quando Rocca ci fece sognare, ma nell’ultimo giro le speranze azzurre si infransero quasi subito contro lo strapotere dello scatenato Tiger.

A Los Angeles, senza quasi rendersene conto, Canonica e’ andato vicinissimo a un successo che avrebbe rappresentato una pietra miliare nella storia del golf italiano.

Quelle due palle che hanno picchiato a due dita dalla buca e sono schizzate a 10 metri- colpa del troppo backspin la prima e lunga fuori green la seconda – gli sono costati tre putt. Con due colpi in meno il miracolo sarebbe stato cosa fatta, anche perche’ i suoi avversari stravano commettendo errori su errori.

Il nostro golf, in rapporto a quello degli Stati Uniti, e’ ancora ai primi del 900’. Peppo, nell’immaginario collettivo, e’ paragonato a un emigrante che , appena sbarcato dalla nave dopo una lunga traversata si trova catapultato in un mondo sconosciuto del quale deve imparare usi, costumi e adattarsi alla nuova vita.

Come successe anni fa ai primi nostri pionieri con il “Sogno Americano”, Peppo si e’ perfettamente adattato al nuovo mondo.
Oltre che della dolcissima moglie Antonella, Peppo e’ innamorato dell’America, continente ancora piu’ affascinante di quanto i suoi sogni di ragazzo gli facevano presumere. “Io non torno piu’”: in queste pochissime parole e’ riassunta la sua vita trascorsa nei primi mesi del 2001 nel Tour e quella futura di campione che cerchera’ con tutte le sue forze di mantenere quella desiderata carta conquistata dopo 14 massacranti giri.

Se cio’ non dovesse avvenire, non ha comunque intenzione di rientrare nel Tour Europeo, ritentera’ sempre negli States, perche’ “”Il vero golf e’ li’, ci sono i grandi campioni ma nessuno si comporta come una star, i campi sono preparati alla grande, si respira un’aria diversa” Siamo certi della sua determinazione quando ribadisce con grande decisione di volere “vivere all’americana”.

La ricerca di una casa nei pressi di Orlando dove tornare a riposarsi nelle settimane in cui non partecipa alle gare ne e’ la conferma. Adesso ha finalmente anche l’appoggio della famiglia.
Il padre Dino, maestro a Stupinigi, che gli ha trasmesso la passione e le prime nozioni, in un primo tempo non vedeva di buon occhio la propensione del figlio a varcare l’Atlantico.

I risultati raggiunti e la determinazione del giovanotto lo hanno pero’ convinto a cambiare idea e ad appoggiarlo. Sara’ quindi lui a mettere in programma un certo numero di voli da Caselle agli USA per assistere alle imprese del figliolo. Il quale, come e’ detto prima, ha tutta l’intenzione di rimanere in pianta stabile negli States disposto anche a superare la sua atavica paura di volare.

Da un punto di vista prettamente sportivo ci si puo’ augurare che, almeno in parte, ritorni sulle sue decisioni e partecipi alle undici gare richieste dall’European Tour, come minimo necessario per mantenere la carta anche nel Vecchio Continente.
Questo sarebbe possibile se, verso la fine della stagione, Peppo si trovasse in una posizione nella Money List, tale da avere assicurata la permanenza nel PGA tour. In questo caso potrebbe tornare e disputare le ultime gare, tra cui l’Open d’Italia, permettendo ai suoi molti tifosi di seguirlo piu’ da vicino. Per ottenere cio’ non possiamo che incitarlo, forza Peppo!

 
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