Lo abbiamo incontrato durante
l'ultimo Open d'Italia ad Is Molas reduce da una intensa
ed importante stagione di gare.
Emanuele Canonica è stato quest'anno il primo
professionista nella storia del golf azzurro a conquistare
la "carta" per giocare sul circuito americano
più importante, il PGA
Tour. Emanuele è così partito a
gennaio per l'America con grandi aspettative ma ha poi
dovuto invece affrontare una realtà diversa da
quanto in principio sperato. "Ho iniziato
giocando alla grande per 4-5 settimane di seguito -
ci racconta Peppo - sfiorando addirittura il successo
a febbraio al Nissan Open. Poi improvvisamente si è
bloccato tutto; ho iniziato a "swingare" male
e non ne capivo il motivo. |
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Eppure ho dedicato molto tempo all'allenamento, ore e ore
di pratica al giorno, e dalle riprese video il mio movimento
sembrava corretto. Poi invece al momento della verità,
ovvero sul campo, tutto diventava difficile.
Ho puttato male e spesso perdevo il controllo dei colpi
sui ferri medi/corti. Mi è capitato quindi di pagare
con in mano il wedge al green; una crisi che si è
prorogata per 3-4 mesi consecutivi, impedendomi di fatto
di dimostrare il mio reale valore. Poi il gioco è
lentamente ritornato, ma i tornei più prestigiosi
se ne erano già andati ed è rimasto
il rammarico di non aver reso come speravo proprio nell'anno
in cui mi sono misurato con il meglio del golf mondiale.
E' stata comunque una stagione da cui ho appreso molto soprattutto
in termini di esperienza.
Canonica ha giocato 19 tornei, superando 4 tagli con un
piazzamento nei primi dieci (il 7° posto del Nissan
Open); 191° nella Money List, Peppo ha perso
la carta per il prossimo anno in cui comunque non rinuncerà
a giocare alcune tappe su invito.
Quest'anno ho giocato tantissimo e sono arrivato all'appuntamento
italiano di Is Molas a fine
ottobre con addirittura 15 settimane consecutive di gare
alle spalle. Il risultato finale è stato quindi lo
specchio della mio stato di affaticamento mentale; all'Open
d'Italia ho avuto problemi di concentrazione, non
riuscivo a visualizzare i colpi e sbagliavo le cose più
semplici.
Peccato perchè ci tenevo a finire nel migliore dei
modi questa stagione e di farlo nell'Open di casa mi avrebbe
ripagato delle delusioni di quest'anno.
Chiediamo a Peppo di esprimere un giudizio complessivo sul
PGA Tour e se ha dovuto apportare alcune modifiche a livello
dei preparazione per questa nuova esperienza:
"No, nessun cambiamento sostanziale; ho continuato
ad allenarmi con Giorgio Bordoni
e senza stravolgere i miei metodi di preparazione.
Negli Stati Uniti non esiste nulla di diverso da quanto
fatto in Europa per quanto riguarda l'allenamento.
Quello che colpisce ed è veramente differente è
il livello di gioco: in Europa ci sono 15-20 giocatori di
altissimo livello mentre in America il 70% dei professionisti
presenti al via di un torneo ha le carte in regola per puntare
al successo finale.
Il PGA è molto più difficile e competitivo
dell'European Tour; i tagli
avvengono sempre sotto il par e mettersi in luce è
praticamente impossibile se non sei al top del tuo gioco.
Non ricordo di aver incontrato un giocatore di cui non avessi
pensato bene del suo gioco durante la gara, non esistono
sprovveduti, il livello medio è molto alto.
Altro fattore da considerare è certamente il clima,
molto diverso da quello europeo, i campi e l'erba utilizzata.
Se devo essere sincero non mi è piaciuto molto il
fatto che in almeno 10-12 tornei mi sono trovato a giocare
i primi due giri nelle ultime partenze, alle due/due e mezza
del pomeriggio. Giocare così tardi è uno svantaggio
e ti rende nervoso, le giornate sono molto lunghe. Non tutto
è da buttare comunque; anche se non sono riuscito
a mantenere la carta credo di aver appreso molto da questa
esperienza, e in futuro gioco e testa potranno solo trarne
vantaggi".
Da un sogno avverato, quello di giocare sul PGA Tour, ad
uno soltanto sfiorato, la vittoria, pronta a diventare
realtà già dal prossimo anno. |