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Ho realizzato
un sogno...Sin da bambino l'America è stata
il mio sogno nel cassetto.
Non avevo mai avuto l'occasione di andarcila prima
volta è accaduto per la Qualifying School e
devo dire che gli States sono ancora meglio di quanto
mi aspettassi.
Qualità della vita, spazi, mentalità,
panorami, tutto è bellissimo, mi sono reso
conto che gli americani sono avanti anni luce rispetto
a noi. Per non parlare, poi, di quello che riguarda
il Tour.
E' decisamente un altro mondo rispetto
a quello del circuito europeo, dal punto di vista
organizzativo e del pubblico.Gli spettatori sono silenziosissimi,
e mi sono reso conto che lì non c'è
spazio per le star e i loro capricci.
L'80 per cento dei grandi campioni è sul PGA
Tour, si ritengono tutti uguali, a differenza dell3europa
dove i grandi sono quattro o cinque e conseguentemente
sono viziati e coccolati.
Ho avuto l'occasione di giocare con Carlos Franco
che mi ha impressionato per il gioco, ma anche colpito
per la simpatia e la gentilezza nei miei conffronti,
come molti altri giovani che mi hanno accolto benissimo.
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Al Riviera per poco non mi sono trovato con Tiger Woods
in partita e mi è dispiaciuto: lui, invece, giocava
davanti a me.
E' stato un vantaggio perchè è sempre seguito
da un pubblico foltissimo che pesta il rough per cui, se
manchi il fairway, hai sempre la palla messa bene viceversa,
credo sia molto peggio averlo alle spalle perchè
gli spettatori corrono avanti per vedere dove arriva la
palla e, in questo caso, disturbano.
Per l'organizzazione è tutto incredibile a cominciare
dal servizi offerto in campo pratica. I driving sono rasati
e preparati come dei green, non solo, ma ogni giocatore
ha a disposizione un numero infinito di palline nuove di
qualsivoglia marca.
L'altro giorno si è presentato in campo pratica Lee
Trevino che gioca con un vecchio modello di palle. Nessun
problema, gli addetti gli hanno aperto tantissime scatole
nuove della sua marca preferita!
Non parliamo poi della preparazione dei campi, impensabile
in Europa, a parte per il Volvo PGA Championship. Ho provato
una grande emozione a giocare a Pebble Beach: un vero tempio,
uno dei campi più belli che io abbia mai visto. Tecnicamente
è ottimo, ma panoramicamente è spettacolare!
La gara, poi, è seguita da moltissima gente che arriva
anche da New York. Non credevo che con le distanze americane
si potesse arrivare a tanto...
Il trattamento riservato a noi giocatori è inimmaginabile
per un giocatore del Tour europeo, basti dire che ci viene
dato un cellulare la cui bolletta viene pagata dalla PGA,
una scheda telefonica, un computer portatile con il collegamento
a Internet pagato, perché in America non esistono
i provider gratuiti. In più in ogni spogliatoio vengono
installati tre telefoni con i quali possiamo comunicare
in tutto il mondo.
Ne sono contento, perché posso tenere i contatti
con l'Italia tramite e-mail al punto che, la mattina, facevo
a gara con mia moglie per arrivare prima al computer e leggere
la posta.
Non mi lamento dei risultati raggiunti sinora. In fondo
sono riuscito a raggiungere anche un "top 10",
ma devo ammettere che non ho giocato bene. Il putt non ha
risentito molto della differenza dei green rispetto a quelli
europei sui quali ero abituato a giocare.
Ritengo che sia solo una questione d'abitudine e basta adeguarsi
ai cambiamenti di erba da un campo all'altro; inoltre i
green sono talmente rasati da essere quasi completamente
privi di nap.
In realtà ero carente sui ferri: facevo troppo backspin,
mi sentivo messo male sulla palla e ho cercato di correggermi
da solo peggiorando la situazione.
Adesso con Giorgio (Bordoni, il suo allenatore ndr), mi
sto rimettendo in palla. A proposito, dall'inizio dell'anno
gioco con la nuova pro V1 della Titleist con la quale mi
trovo bene, soprattutto nel vento perché, avendo
un peso maggiore, tiene benissimo. Inoltre va più
lunga di 10 metri rispetto alle altre, anche se i miei drive
oltre una certa distanza non vanno...
Sono felicissimo del settimo posto nel Nissan Open e devo
ammettere che mi ero proprio reso conto che con un colpo
in meno sarei andato al Play off. E' stata in assoluto la
settimana nella quale ho giocato meglio e i risultati sono
arrivati. Posso rimpiangere le due volte in cui ho preso
tre putt, alla 8 e alla 9; in entrambe la mia palla ha "picciato"
con il secondo colpo a due dita dalla buca: la prima volta,
per via del backspin, mi è andata a dieci metri dall'asta,
mentre nell'altra è schizzata fuori green.
Comunque non mi posso lamenatre e, al mio ritorno in America,
giocherò per almeno quattro mesi, con un ritmo di
te gare e una settimana di sosta, con una buona fiducia
nelle mie possibilità. Ovviamente farò il
possibile per mantenere la carta ma, se ciò non dovesse
succedere, riproverò per rimanere a giocare negli
States.
Spero che i miei tifosi mi seguano con l'affetto che hanno
dimostrato sinora, non solamente sui giornali, ma anche
collegandosi al mio sito. Sarà lì che raccon
terò le mie prossime gare in tempo quasi reale. |