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La scoperta dell'America

   Articolo pubblicato sulla rivista
Golf & Turismo
(maggio 2001)
 
In diretta dal PGA Tour

Emanuele Canonica

 

Ho realizzato un sogno...Sin da bambino l'America è stata il mio sogno nel cassetto.
Non avevo mai avuto l'occasione di andarcila prima volta è accaduto per la Qualifying School e devo dire che gli States sono ancora meglio di quanto mi aspettassi.

Qualità della vita, spazi, mentalità, panorami, tutto è bellissimo, mi sono reso conto che gli americani sono avanti anni luce rispetto a noi. Per non parlare, poi, di quello che riguarda il Tour.

E' decisamente un altro mondo rispetto a quello del circuito europeo, dal punto di vista organizzativo e del pubblico.Gli spettatori sono silenziosissimi, e mi sono reso conto che lì non c'è spazio per le star e i loro capricci.

L'80 per cento dei grandi campioni è sul PGA Tour, si ritengono tutti uguali, a differenza dell3europa dove i grandi sono quattro o cinque e conseguentemente sono viziati e coccolati.

Ho avuto l'occasione di giocare con Carlos Franco che mi ha impressionato per il gioco, ma anche colpito per la simpatia e la gentilezza nei miei conffronti, come molti altri giovani che mi hanno accolto benissimo.


Al Riviera per poco non mi sono trovato con Tiger Woods in partita e mi è dispiaciuto: lui, invece, giocava davanti a me.
E' stato un vantaggio perchè è sempre seguito da un pubblico foltissimo che pesta il rough per cui, se manchi il fairway, hai sempre la palla messa bene viceversa, credo sia molto peggio averlo alle spalle perchè gli spettatori corrono avanti per vedere dove arriva la palla e, in questo caso, disturbano.
Per l'organizzazione è tutto incredibile a cominciare dal servizi offerto in campo pratica. I driving sono rasati e preparati come dei green, non solo, ma ogni giocatore ha a disposizione un numero infinito di palline nuove di qualsivoglia marca.
L'altro giorno si è presentato in campo pratica Lee Trevino che gioca con un vecchio modello di palle. Nessun problema, gli addetti gli hanno aperto tantissime scatole nuove della sua marca preferita!

Non parliamo poi della preparazione dei campi, impensabile in Europa, a parte per il Volvo PGA Championship. Ho provato una grande emozione a giocare a Pebble Beach: un vero tempio, uno dei campi più belli che io abbia mai visto. Tecnicamente è ottimo, ma panoramicamente è spettacolare! La gara, poi, è seguita da moltissima gente che arriva anche da New York. Non credevo che con le distanze americane si potesse arrivare a tanto...

Il trattamento riservato a noi giocatori è inimmaginabile per un giocatore del Tour europeo, basti dire che ci viene dato un cellulare la cui bolletta viene pagata dalla PGA, una scheda telefonica, un computer portatile con il collegamento a Internet pagato, perché in America non esistono i provider gratuiti. In più in ogni spogliatoio vengono installati tre telefoni con i quali possiamo comunicare in tutto il mondo.
Ne sono contento, perché posso tenere i contatti con l'Italia tramite e-mail al punto che, la mattina, facevo a gara con mia moglie per arrivare prima al computer e leggere la posta.

Non mi lamento dei risultati raggiunti sinora. In fondo sono riuscito a raggiungere anche un "top 10", ma devo ammettere che non ho giocato bene. Il putt non ha risentito molto della differenza dei green rispetto a quelli europei sui quali ero abituato a giocare.
Ritengo che sia solo una questione d'abitudine e basta adeguarsi ai cambiamenti di erba da un campo all'altro; inoltre i green sono talmente rasati da essere quasi completamente privi di nap.
In realtà ero carente sui ferri: facevo troppo backspin, mi sentivo messo male sulla palla e ho cercato di correggermi da solo peggiorando la situazione.

Adesso con Giorgio (Bordoni, il suo allenatore ndr), mi sto rimettendo in palla. A proposito, dall'inizio dell'anno gioco con la nuova pro V1 della Titleist con la quale mi trovo bene, soprattutto nel vento perché, avendo un peso maggiore, tiene benissimo. Inoltre va più lunga di 10 metri rispetto alle altre, anche se i miei drive oltre una certa distanza non vanno...

Sono felicissimo del settimo posto nel Nissan Open e devo ammettere che mi ero proprio reso conto che con un colpo in meno sarei andato al Play off. E' stata in assoluto la settimana nella quale ho giocato meglio e i risultati sono arrivati. Posso rimpiangere le due volte in cui ho preso tre putt, alla 8 e alla 9; in entrambe la mia palla ha "picciato" con il secondo colpo a due dita dalla buca: la prima volta, per via del backspin, mi è andata a dieci metri dall'asta, mentre nell'altra è schizzata fuori green.

Comunque non mi posso lamenatre e, al mio ritorno in America, giocherò per almeno quattro mesi, con un ritmo di te gare e una settimana di sosta, con una buona fiducia nelle mie possibilità. Ovviamente farò il possibile per mantenere la carta ma, se ciò non dovesse succedere, riproverò per rimanere a giocare negli States.

Spero che i miei tifosi mi seguano con l'affetto che hanno dimostrato sinora, non solamente sui giornali, ma anche collegandosi al mio sito. Sarà lì che raccon terò le mie prossime gare in tempo quasi reale.

 
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