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| Peppo,
il nostro nuovo eroe dei due mondi |
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Articolo
pubblicato sul quotidiano
Gazzetta dello Sport
(31 Ottobre 2002) |
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Canonica, "caddie"
per un giorno di
Vincenzo Martucci |
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Stiamo
lavorando per voi. Emanuele Canonica, quello che da quattro
anni ha il drive più lungo del Tour.
Il popolare Peppo di noi italiani, il talento in attesa di
esplosionenel golf non è mai troppo tardi, anche
a 31 annisi sta strappando di dosso quell'appellativo,
"Folle" che amici e nemici gli hanno appiccicato
addosso: "Il 2002 è stato un anno di mezzo riposo,
non ho giocato tante gare, una ventina, alternando due settimane
di torneo e due a casa per il recupero.
E questo mi ha restituito le energie, la voglia e anche il
gioco".
L'America è lontana, come la carta del Pga Usa di due
anni fa: "Un'esperienza che mi è piaciuta tantissimo,
la voglio ripetere. Purtroppo la prima volta mi ha stancato
molto e, dopo un anno e mezzo senza smettere mai, non ce la
facevo proprio più: avevo smarrito del tutto la capacità
di concentrazione.
Ma adesso l'ho ritrovata, insieme alla convinzione nei miei
mezzi. Perché questo non è stato un anno negativo
avendo perso la carta europea e giocando solo su invito, ho
fatto buone cose.
Sono contento così. Anche perché tecnicamente
ho ritrovato la regolarità del gioco e, anche quando
le cose vanno male riesco sempre a chiudere in modo accettabile".
L'obiettivo stagionale era: "Ri prendere la carta del
Tour europeo, riprovarci in America e poi chissà, magari
vincere un Open. L'importante era poter scegliere ancora le
gare da giocare e al 50% ci sono riuscito".
Adesso, però, bisogna dare un'accelerata: "Subito
dopo l'Open d'Italia dovrei giocare il Volvo Masters. Quindi
fra due settimane ho la seconda e poi la terza tappa della
qualyfing school per tornare a giocare ancora un anno negli
Usa; fra una qualifica e l'altra dovrei infilarci anche una
gara a Hong Kong: sto giocando bene e vorrei sfruttare il
momento.
Sono in forma smagliante. Ho lavorato con un preparatore fisico.
Mi sono messo a dieta: ho perso dieci chi li, ne ho recuperati
3 o 4, però mi curo sempre molto nel mangiare.
Il bere? Non vado mai oltre la mia birretta la sera, in compagnia".
E così, per magia ha recuperato anche il putt: "Il
putt sta bene, con qualche alto e basso, ma va molto meglio
rispetto al passato. Sono più tranquillo, sento meno
la pressione e si vede anche quando finalizzo la buca".
Il parallelo col "fratello maggiore" Costantino
Rocca viene spontaneo: "Stiamo sempre tanto insieme,
e rispetto all'anno scorso Costantino sta giocando molto meglio.
L'ho seguito passo passo nei suoi problemi fisici: la mano,
la schiena, il dito
Ha sofferto un po' e mi dispiaceva
che non riuscisse a fare risultati.
Da un mese e mezzo sta giocando di nuovo bene: quest'anno
non è ancora finito e può ancora fare bene,
ma per la stagione che verrà sono già pronto
a scommettere su di lui.
Del resto fra due amici è così: ci diamo degli
stimoli, osserviamo per bene l'uno il gioco dell'altro ci
segnaliamo cose che solo noi possiamo vedere reciprocamente,
ci aiutiamo in tutto".
Probabilmente, però, il miglior Rocca l'abbiamo già
visto. E il miglior Canonica? "Deve ancora venire. Ho
questi momenti di grande forma che però finora non
sono riuscito a esprimere coi gran di risultati, ma soprattutto
con regolarità, per 4-5 settimane.
Ci arriverò presto perché mi sento molto più
padrone di me stesso: dai colpi sul green all'adrenalina,
a tutto il resto".
Magari tutto scatterà in tempo per l'Open d'Italia
all'Olgiata: "Pressione non ne ho, darò il massimo
per far bene e dirò la mia. Di sicuro farò meglio
dell'anno scorso quando sono arrivato sfatto dall'America.
Sono tanti anni che un italiano non vince il nostro Open,
ma non sento, non devo sentire, la responsabilità:
se non ci riuscirò io, ce la farà qualcun altro".
Da un Open all'altro, dodici mesi dopo, come sta il golf italiano?
"Siamo sempre lì statici, non miglioriamo, diciamo
che il livello è medio-basso.
Abbiamo poche possibilità anche come apporto tv e mancano
sempre i campi pubblici. Sono abbastanza in disaccordo con
la Federazione: il programma di Fossa è stato di sicuro
cambiato. Io non posso lamentami se la Fig, come poche altre
Federazioni, paga noi professionisti: siamo fortunati, ma
penso che sarebbe meglio dirottare questi fondi sulla promozione
del golf, fatta in una certa maniera e sui giovani".
Il golf sale continuamente di livello e ogni giorno diventa
uno sport più fisico e selettivo: "Lallenamento
migliora, le attrezzature migliorano, il richiamo dei premi
è sempre più forte.
Cè senz'altro più gente che gioca bene,
ma devo dire che non cè stata una vera e propria
rivoluzione. Il golf resta quello".
E i sogni di Peppo Canonica quali sono? "Il sogno vero
e proprio è giocare il Masters.
La Ryder Cup m'interessa meno, anche se è una bell'esperienza
e un bel biglietto da visita per qualsiasi atleta". |
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