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| Canonica
non ha più paura di volare |
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Articolo pubblicato sul
quotidiano
Gazzetta dello Sport
(5 Novembre 2002) |
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"Bisogna fare l'Open
nelle grandi città dove c'é pubblico e, per
il boom, serve la tv"
di Vincenzo Martucci |
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E'
nata una stella. Non guardate ai 31 anni. "Valgono i
20 degli inglesi, noi italiani maturiamo sempre più
tardi", come suggerisce Silvio Grappasonni.
Guardate al terzo posto all'Open d'Italia dell'Olgiata e ai
5000 che domenica l'hanno pedinato come un pifferaio magico.
Prima Peppo Canonica lasciava a bocca aperta solo per il drive
più lungo d'Europa (304,4 metri) e, come uomo spettacolo,
quest'anno ha avuto 18 inviti sul Tour, pur non avendo la
Carta.
Poi, sarà per la delusione sul Pga Usa, sarà
per tigna del campione, sta dimostrando due qualità
fondamentali sul green: freddezza e regolarità.
Come sottolinea la voce del golf di casa nostra, Mario Camicia:
"E' molto molto più maturo. L'ha dimostrato alla
9: tempo fa invece di venir fuori dal rosmarino avrebbe rotto
4 bastoni di sicuro, stavolta sorrideva, ha aspettato, ha
fatto valere le sue ragioni e poi ha anche tentato l'eagle,
il colpaccio, per vincerla, quella buca. E magari anche l'Open".
"Speriamo che non rimanga a metà strada come altri
italiani. Un piccolo salto di qualità l'ha fatto di
si curo. E' più tranquillo e consapevole che è
forte ed ha un gioco molto superiore alla media. E a quel
livello lì si vince solo con la testa", si augura
sempre mastro Grappasonni. "Ci sono stati momenti in
cui ha gioca o anche meglio, ma adesso è migliorato
sia nell'approccio che nel putt.
Arrivare con due colpi sui par 5, e tagliare agevolmente i
bunker sui par 4 gli dà un bell'aiuto", indica
Giorgio Bordoni che allena lui e i giovani azzurri e lo accompagna
al Volvo Masters di Valderrama che parte domani.
Lui, Canonica, dichiara subito la briscola: "Sul primo
colpo ho due opzioni: il drive oppure anche un ferro, per
arrivare giusto all'approccio al green". Confessa i progressi
nel putt: "Solo domenica m'è mancata un po' di
fortuna, ma comunque sono contento".
Ma svicola sul fattore umano, la devota Antonella, gli amici
del clan Versilia, l'affiatamento con Roberto Donadoni, la
stella del calcio che l'ha seguito con rispetto anche all'Olgiata:
"Ci conosciamo da 2-3 anni, Peppo ha le possibilità
per vincere qualcosa di importante, gli auguro che succeda
presto, se lo merita".
Il nuovo Canonica parla chiaro. Ha chiesto alla Fig contributi
mirati e promozione sui giovani, e il presi dente Franco Chimenti
gli ha dato ragione.
Ha stoppato i facili entusiasmi: "Impossibile un effetto-Canonica
sul golf come quello Tomba sullo sci, siamo ancora troppo
piccoli per queste cose anche perché non abbiamo la
tv. E senza la tv non andiamo avanti.
Non dico che serve un programma di golf, ma occorre che almeno
una volta la settimana vada in circolo una gara.
Ha dichiarato: L'Open deve essere fatto dove la gente lo possa
vedere quindi in una grande città dove ci sia il pubblico".
E subito s'è creato un movimento d'opinione che ha
colpito anche il promoter dell'Open, Aldo Valtellina.
Cioè l'imprenditore bergamasco che ha salvato la gara
coprendo le spese per 7 anni, con l'obiettivo di rilanciare
la sua Is Molas e di lanciare la sua Villa Paradiso a Cornate
d'Adda ma che, soprattutto, sa sempre dare la precedenza ai
conti.
Dunque: la data migliore del prossimo Open d'Italia, che ha
risvegliato interesse nel pubblico e negli sponsor, sarebbe
giugno, non metà ottobre compensando la Cisco World
Match play a 12 di Londra, e sicuramente non l'inizio di novembre,
come adesso.
Ma bisognerebbe versare 4-500 mila euro alla Pga.
Eppoi, forse, il Paradiso sarebbe perfetto più avanti,
magari nel 2004. Perché quindi non fare un bel favorepagato
a Roma e al golf italiano il cui centesimo compleanno coincide
l'anno prossimo proprio con quello del mitico Acquasanta?
Un altro Open all'Olgiata, quindi. Magari a giugno. Quel vulcano
di Chimenti ci sta già lavorando. |
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