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| Peppo,
si avvera un sogno |
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Articolo
pubblicato sul settimanale
Sport Week
(N.46 2000) |
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Canonica al PGA Tour
di Vincenzo Martucci |
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| Diamo a Cesare
quello che e' di Cesare. Emanuele "Peppo"
Canonica, che ha guadagnato la carta per giocare il
prossimo anno nel circuito Pga degli Stati Uniti,
non e' l'unico golfista italiano a essere riuscito
nell'impresa. Prima di lui, nel 1971, s'era qualificato
per la ribalta d'eccellenza anche Roberto Bernardini,
oggi insegnante all'Acquasanta. Che, pero', specifica
con onesta': "Peppo e' stato formidabile: complimenti.
Oggi e' piu' difficile, c'e' una quantita' di giocatori
enorme".
Canonica, qual'e' l'aggettivo
per un italiano che si qualifica per il Pga Usa?
"Bravo, bravissimo. E' un'impresa quasi impossibile".
Il segreto si chiama fortuna?
"No, si chiama voglia. Era un po' che gli stavo
dietro. Sono stato aiutato da gente che ma ha spinto
a provarci".
Gente come Costanti Rocca?
"Appunto. E' stato lui che ha insistito tanto:
-Devi andare in America, li ci sono i campi che vanno
bene per te-. Se non avesse avuto qualche problemino
personale, ci sarebbe restato, invece di fare solo
quattro-cinque gare dopo il secondo posto al British
Open. Io l'America l'avevo in testa da due anni. Quest'anno
ho iniziato bene e subito sono andato a provare".
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Che
cos'e' questo Pga Usa da sogno?
"E' il vero golf, come il calcio in Italia. Uno
degli sport piu' praticati del Paese: senza pensare
al lato finanziario, tv e sponsor".
Ma che differenze sostanziali
ci sono fra il Pga europeo e quello Usa?
Giochi di piu', trovi sempre avversari forti, quelli
che da noi non vengono mai, che ti stimolano e ti aiutano
a giocar meglio, a vincere di piu', a salire piu' velocemente
nel ranking. Guadagni di piu': io quest'anno ho chiuso
al 26° posto europeo e ho guadagnato come il 115°
del tour Usa...
Poi, il circuito e' organizzato meglio e i campi sono
piu' adatti al mio gioco: sono ampi e, con la mia lunghezza,
posso saltare tanti ostacoli. E poi, e poi...Forse hai
meno spese: ti pagano il cellulare e il vitto in tutti
i tornei, e ti mettono a disposizione un'auto. E per
gli spostamenti, paghi aereo e albergo, ma resti cinque
settimane su una costa, quindi ti sposti in un'altra
area per un po'".
A 5 anni Peppo Canonica giocava
gia' a golf: cosa sognava sul green?
"Da 10-11 ci pensavo gia': -Un giorno andro' in
America-, mi dicevo...".
E ora che in America
ci sta, cosa sogna?
"Adesso sogno di vincere questo benedetto primo
torneo, cosi' poi magari arrivo anche a una prova dello
Slam".
All'Open d'Italia cos'e' successo?
Un inizio alla grande, e un risultato anonimo.
"Ero stanco. Dormivo poco la notte. Mi portavo
dietro il fuso dall'America, dove avevo appena passato
il primo round delle qualificazioni, e 9 ore di differenza
le senti. Non ero al 100 per 100 della forma fisica
e ho avuto un calo di concentrazione".
Chi e' il suo giocatore di riferimento?
"Costantino, e poi Price. Mi piace come sta in
campo e come sta fuori. Un mostro di giocatore che,
pero', sta li' con te, si ferma, parla, ride e scherza.
Anche lui mi diceva sempre: -Perche' non vieni a giocare
negli Usa?-. Be', eccomi".
Qual'e' ora il programma?
"Per questo primo anno resto a Montecarlo. Vediamo
come butta gia' dalla prima tappa dell'8 gennaio a Tucson,
poi ho le Hawaii. Vorrei fare due mesi interi li', un
paio di gare in Europa, poi ancora America. Penso di
fare 23-24 tornei. Mia moglie Antonella verra' a fasi
alterne; il mio maestro Giorgio Bordoni sara' li ogni
mese per 10 giorni; il mio caddy, Pat Luton, sara' sempre
con me. E poi ci sono gli spagnoli, Olazabal e Jimenez,
che hanno fatto la mia stessa scelta".
L'obbiettivo vero e' fare un
mucchio di soldi?
"Se giochero' bene cambiera' moltissimo rispetto
all'Europa, e potrei anche andare in pensione in anticipo...Ma,
in realta' penso soprattutto a vincere, a far bene questa
esperienza eccezionale".
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